Da dove viene la nostra vera natura? Riflessioni sulla storia di Eno

La scorsa settimana abbiamo parlato di risveglio, non in termini straordinari o eclatanti, ma come consapevolezza crescente di noi stessi e del funzionamento della mente. Abbiamo raccontato l’episodio di Eno – Huineng – che, ascoltando un sutra, ha visto qualcosa cadere via dentro di sé.

Questa volta voglio condividere un altro episodio della vita di Eno, altrettanto rivelatore, ma diverso: non è una frase o un verso a provocare il risveglio, bensì una sfida. Ecco come funziona spesso il lavoro con un kōan o con una pratica in coppia: una domanda o una situazione apparentemente semplice può aprire uno spazio interiore e mostrare ciò che di solito resta nascosto tra abitudini e schemi mentali.

Dopo il suo primo risveglio, Eno decise di andare a studiare con un maestro Zen. Viaggiò per molti giorni, dal sud al nord della Cina, per incontrare Hongren, il quinto patriarca della linea Zen, desideroso di comprendere più profondamente ciò che era accaduto.

Al suo arrivo, Hongren gli chiese semplicemente:

«Da dove vieni e cosa speri di ottenere venendo fin quassù?»

Eno rispose con sincerità:

«Il vostro discepolo Eno viene da Lingnan, un comune cittadino di Xindu. Sono venuto per una sola cosa: diventare un Buddha».

Hongren lo derise:

«Ma vieni da Lingnan, un cane della giungla! Come puoi diventare un Buddha?»

Eno replicò con chiarezza e profondità:

«Le persone possono provenire dal sud o dal nord, ma non la loro vera natura. Il corpo di questo “cane della giungla” e quello del maestro non sono lo stesso. Ma come può la nostra vera natura differire?»

Questo scambio non è solo un episodio storico. Tocca una domanda fondamentale anche per noi: Chi siamo davvero?Quante volte rispondiamo a questa domanda raccontando la nostra storia, le nostre origini, i successi o i fallimenti, senza considerare ciò che va oltre queste etichette?

Eno non nega le sue origini, ma distingue tra ciò che è condizionato e ciò che è essenza. C’è una realtà convenzionale – la nostra storia, il luogo di nascita, le esperienze – e una realtà più profonda: la nostra vera natura, che trascende le circostanze e le etichette sociali.

Come diceva anche il maestro Shinsan Roshi, la pratica Zen spesso punta a questa stessa dimensione: non a costruire un’identità ideale, ma a vedere attraverso l’identità. Notare che pensieri di inferiorità o superiorità, etichette sociali, giudizi esterni non definiscono la nostra essenza.

Questo porta a una libertà semplice ma potente: meno ansia nel dimostrare chi siamo, meno sforzo nel sostenere un’idea di noi stessi, più presenza nella vita ordinaria – lavando i piatti, lavorando, vivendo.

Domande per la riflessione

Per concludere, vi lascio con alcune domande ispirate a questo episodio:

  1. Dove la tua mente continua ad aggrapparsi a origini, storie o identità?
  2. Riesci a percepire, anche solo brevemente, cosa c’era prima di quella storia, prima dei genitori, prima del nord o del sud, prima del successo o del fallimento?

Non si tratta di ottenere una risposta “giusta”, ma di notare, osservare, vedere con chiarezza.

Come Eno, possiamo continuare a praticare, senza discutere o convincere, semplicemente vedendo attraverso le etichette, vivendo con semplicità e autenticità.