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Sii pienamente sveglio: Riflessioni sul richiamo di Zuigan (Mumonkan, Caso 12)

C’è un kōan nel Mumonkan, il caso 12, conosciuto come Zuigan chiama il suo maestro.

Ogni giorno il maestro Zuigan chiamava se stesso: «Maestro!» e rispondeva: «Sì, signore!» Poi diceva: «Sii ben sveglio!» e rispondeva: «Sì, signore!» Infine si ammoniva: «Non lasciarti ingannare dagli altri, mai, in nessun momento!» e ancora una volta rispondeva: «Sì, signore!»

È uno scambio piuttosto strano. Zuigan chiama se stesso e risponde a se stesso. Maestro e allievo sembrano essere la stessa persona. Allora chi sta parlando con chi?

È questa la domanda che mi interessa di più.

Parliamo tutti con noi stessi. C’è una conversazione interiore quasi continua: commentiamo, giudichiamo, ricordiamo, pianifichiamo, immaginiamo, ci preoccupiamo. A volte posso esserne completamente assorbito senza nemmeno accorgermene.

Il «Sii ben sveglio!» di Zuigan è diventato per me un richiamo utile. Non un comando per raggiungere qualche stato speciale, ma semplicemente un invito ad accorgermi di ciò che sta accadendo.

Sono qui, oppure mi sono perso nella storia che ho nella testa? Sto davvero vedendo ciò che ho davanti, oppure sto vedendo i miei pensieri su ciò che ho davanti? Sto ascoltando, oppure sto già preparando la risposta?

«Maestro!»

«Sì, signore!»

«Sii ben sveglio!»

«Sì, signore!»

C’è qualcosa di meravigliosamente diretto in tutto questo. Non serve nessuna filosofia complicata. Zuigan chiama, Zuigan risponde e la giornata continua.

L’ultima frase aggiunge un’altra dimensione: «Non lasciarti ingannare dagli altri, mai, in nessun momento!»

Non la sento semplicemente come un avvertimento nei confronti delle altre persone. L’inganno può arrivare da qualsiasi parte, comprese le mie supposizioni, opinioni e certezze. Posso lasciarmi convincere dalle storie che racconto a me stesso con la stessa facilità con cui posso lasciarmi convincere da ciò che mi dice qualcun altro.

E forse è proprio per questo che il richiamo deve continuare.

Non una volta sola. Non perché finalmente si è capito qualcosa. Ancora e ancora, nel mezzo della vita quotidiana.

Quando sono intrappolato nelle mie speculazioni: «Maestro!»

Quando sono perso nel giudizio: «Maestro!»

Quando sono scomparso dentro qualche elaborata storia costruita da me: «Maestro!»

«Sì, signore!»

«Sii ben sveglio!»

E poi?

Chi sta chiamando chi?