La mia bicicletta non ha catene d’oro.
Non sono un idealista ma un gatto senza vista.
Rap sullo strap, seguite la mia ruota, non è azione vuota.
Le mani pronte sopra i freni, cervi sfrecciano come treni.
Felice uno mi vede, mi sente, mi rincorre, felice.
Lo scoiattolo rischia la sua vita, se la vede passare tra le dita.
La strada è un serpente d’asfalto che perde la pelle.
Seguila: è dritta, ha dossi, fossi.
E come il serpente, si apre, si schiude.
Veloce si nasconde dietro a nuove curve.
La salita, la discesa, herpes sul labbro.
Sudore in bilico sulla punta del naso, salato sapore.
Seduto sulla sella, mi brucia il sottosella.
L’uomo in sovrappeso mi tiene qui appeso.
Non credo che mi ha steso, è solo un po’ di peso.
Tira su un rapporto se non vuoi il fiato corto.
Mi sembri quasi morto, qualcosa può andare storto.
Ventidue di media, meglio che star seduti su una sedia.
Caldo, acqua, borraccia, furore: anche questa giornata presenta il suo bagliore.
Io son Riccardo, mi arrendo alla discesa, son happy nell’ascesa.
Ho 54 anni, mettetevi nei miei panni.
Non aspettarti una pacca sulla spalla.
Fallo solo per te, ti senti come un Re.
Più di quattro ore, tutte con il cuore e il buon umore.
Dopo le nove arrivo, prima delle cinque parto.
Sedici gradi alla partenza, ventisei all’arrivo: la strada sale e scende, come un termometro.
Ho gestito questa bend come fossi una Benz.
In strada.
Per strada.
Sulla strada che ci porta a casa.
Diverte questa rima, divina. La casa s’avvicina.
Anche oggi più di 90, la gamba è stanca.
Non lamentarti ma canta, canta, canta.
Novanta, canta, canta.
Non saranno 16 barre, ma chissenefrega. Alla fine chi sa ancora contare a ‘sto mondo? Io no.