Sembra una domanda semplice.
Qual è la mia vera natura?
La maggior parte di noi ha passato la vita cercando di rispondere a una domanda leggermente diversa:
Chi sono io?
Rispondiamo con il nostro nome, il nostro lavoro, le nostre relazioni, i successi, i fallimenti, i ricordi. Costruiamo un’identità pezzo dopo pezzo, finché ci sembra qualcosa di solido e reale. E poi, quasi senza accorgercene, spendiamo molta energia nel tentativo di proteggerla.
Ma forse stiamo facendo la domanda sbagliata.
Invece di chiederci che cosa ci rende diversi da tutto il resto, potremmo domandarci:
Che cosa ho in comune con l’intera realtà?
Questo piccolo cambiamento di prospettiva può trasformare completamente il modo in cui guardiamo noi stessi.
Un modo diverso di osservare
Immaginiamo di fermarci davanti a un albero.
Che cosa ha lui che io non ho?
O forse la domanda più interessante è un’altra:
Che cosa condividiamo?
L’albero cresce.
Cambia con le stagioni.
Dipende dalla luce del sole, dalla pioggia, dal terreno e da innumerevoli altre condizioni.
Nasce.
Invecchia.
Un giorno morirà.
Ora guardiamo noi stessi.
Anche noi dipendiamo dalle condizioni.
L’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, le persone che abbiamo incontrato, le esperienze che abbiamo vissuto: tutto questo ha contribuito a renderci ciò che siamo in questo momento.
Nulla di ciò che siamo esiste in modo indipendente.
Non siamo fuori dalla realtà.
Siamo una delle sue infinite espressioni.
La natura come maestra
La natura sembra non opporsi al cambiamento.
Un fiume non cerca di trattenere l’acqua di ieri.
Le nuvole non fanno alcuno sforzo per mantenere sempre la stessa forma.
L’autunno non si scusa perché sta diventando inverno.
Gli animali non trascorrono le giornate chiedendosi se siano abbastanza bravi o rimuginando su ciò che avrebbero dovuto fare anni fa.
Semplicemente rispondono alle condizioni di questo momento.
La natura è movimento.
La natura è relazione.
La natura è trasformazione continua.
Forse non è soltanto il modo di essere della natura.
Forse è anche il nostro.
Guardare dentro di noi
Se osserviamo con attenzione, scopriamo che anche la nostra esperienza funziona allo stesso modo.
Il corpo cambia.
I pensieri sorgono e scompaiono.
Le emozioni arrivano, rimangono per un po’ e poi svaniscono.
Le opinioni cambiano.
I ricordi si trasformano.
Persino la persona che eravamo questa mattina non è esattamente la stessa che sta leggendo queste parole adesso.
Tutto scorre.
Tutto cambia.
Eppure continuiamo a cercare qualcosa di fisso da chiamare io.
Dove nasce la sofferenza
Non c’è nulla di sbagliato nell’avere un nome, una storia, una personalità.
La difficoltà nasce quando li consideriamo qualcosa di permanente.
Ci aggrappiamo a pensieri come:
“Io sono fatto così.”
“Dovrei essere diverso.”
“Quella cosa non avrebbe mai dovuto accadere.”
“Non voglio sentirmi così.”
Poco alla volta questi pensieri diventano identità.
E le identità possono trasformarsi in prigioni.
Più ci aggrappiamo a ciò che cambia continuamente, più soffriamo.
Forse la sofferenza non nasce dal cambiamento.
Forse nasce dal desiderio che le cose non cambino.
Un invito
Qual è, allora, la nostra vera natura?
Non lo so.
E forse questa domanda non chiede una risposta.
Forse ci invita semplicemente a osservare.
A osservare questo momento prima di etichettarlo.
A vedere i pensieri senza identificarci con essi.
Ad accogliere le emozioni senza trattenerle né respingerle.
A riconoscere che apparteniamo allo stesso processo vivente di alberi, fiumi, uccelli, nuvole e stelle.
Così, invece di domandarci che cosa ci rende speciali o diversi, possiamo continuare a chiederci:
Che cosa ho in comune con l’intera realtà?
Non è una domanda da risolvere una volta per tutte.
È una domanda da abitare.
E forse, continuando a tornarci con curiosità, anziché con il bisogno di trovare una risposta definitiva, potremmo accorgerci che la nostra vera natura non è mai stata qualcosa di separato dalla vita.
È sempre stata qui.
In questo respiro.
In questo istante.
In questa realtà che continua a dispiegarsi.
Nulla da aggiungere.
Nulla da togliere.