Cosa mi abbia posseduto questa mattina è impossibile da spiegare.
Con una premessa necessaria: a me non piace fare giardinaggio.
Non è una di quelle attività che mi rilassano. Non provo particolare soddisfazione nel sistemare aiuole, tagliare siepi o estirpare erbacce. Se devo scegliere tra una pedalata e qualche ora in giardino, la scelta è piuttosto semplice.
Eppure questa mattina è successo qualcosa.
Mi sono svegliato come sempre presto. La luce stava appena iniziando a comparire. Da qualche parte nella mente sapevo che oggi sarebbero passati a ritirare il verde. Forse è stato quello. Forse no.
Fatto sta che a un certo punto mi sono ritrovato fuori.
In giardino.
A togliere erbacce.
Non ricordo alcuna decisione particolare. Nessun dialogo interiore. Nessun “dovrei farlo”. Mi sono semplicemente piegato e ho iniziato.
Le mani nell’erba.
La terra umida.
Le radici che opponevano una lieve resistenza prima di cedere.
Lo sporco che lentamente si infilava sotto le unghie.
Le diverse consistenze delle piante tra le dita.
Alcune venivano via facilmente. Altre richiedevano un piccolo strappo deciso. Ogni tanto una radice più lunga del previsto emergeva dalla terra come una sorpresa.
Continuavo.
Non stavo cercando di finire il lavoro. Non stavo nemmeno pensando al lavoro. C’era soltanto quello che stava accadendo.
Il giardino.
Le mani.
Le erbacce.
L’aria fresca del mattino.
Niente di straordinario.
Eppure qualcosa aveva una qualità diversa dal solito.
Quando il contenitore del verde è stato pieno l’ho trascinato fino alla strada.
Sono rientrato in casa.
Tre minuti dopo ho sentito il rumore del camion.
Sono uscito a guardare.
Erano lì.
Tre minuti.
Non mezz’ora dopo. Non dieci minuti prima.
Tre minuti.
Mi sono trovato a sorridere.
Non perché fosse successo qualcosa di eccezionale. Razionalmente non c’era nulla da spiegare. Il camion era programmato per passare. Io avevo semplicemente scelto il momento giusto per fare qualcosa che rimandavo da tempo.
Eppure la sensazione era diversa.
C’era qualcosa di misterioso in quel perfetto allineamento.
Come quando incontri qualcuno a cui stavi pensando pochi istanti prima.
Come quando alzi gli occhi e vedi esattamente ciò che non sapevi di stare cercando.
Piccole cose.
Niente che possa essere dimostrato.
Niente che richieda spiegazioni.
Solo quei momenti in cui la vita sembra strizzare l’occhio.
Erano le 6.40 del mattino.
Le mani erano sporche di terra.
Il contenitore del verde era vuoto.
Il camion si allontanava lungo la strada.
E per qualche istante tutto sembrava esattamente al posto giusto.
Non perfetto.
Non speciale.
Solo misteriosamente, ordinariamente, giusto.