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Il Gufo

Sono le 4.57 del mattino.

Il ciclista esce di casa.

La notte non se n’è ancora andata del tutto.

I campi sono immersi in una luce grigia e silenziosa.

Dopo qualche chilometro vede un gufo.

È posato su un palo accanto alla strada.

Immobile.

Il ciclista rallenta.

Il gufo lo osserva.

Lui osserva il gufo.

Per qualche secondo nessuno dei due si muove.

Poi il ciclista riprende a pedalare.

Dopo una curva si volta.

Il gufo è sparito.

Sorride e continua.

Un chilometro più avanti lo vede di nuovo.

Posato su un altro palo.

Immobile.

Il ciclista non ricorda di averlo visto volare.

Continua a pedalare.

Ogni volta che il gufo scompare, riappare più avanti.

Sempre sul palo successivo.

Sempre immobile.

Sempre in silenzio.

Infine il ciclista si ferma.

— Mi stai seguendo?

Il gufo sbatte lentamente le palpebre.

— No.

— Allora perché sei sempre davanti a me?

Il gufo rimane immobile per qualche istante.

— Io non mi muovo.

Il ciclista aspetta che aggiunga qualcosa.

Ma il gufo non dice altro.

Dopo un po’ apre le ali e si allontana.

Il ciclista rimane fermo sulla strada vuota.

Poi cambia rapporto e riprende a pedalare.

Per il resto della mattina continua a pensare a quella risposta.

Quando torna a casa non sa ancora se il gufo gli abbia detto qualcosa di molto profondo.

O qualcosa di molto semplice.