La macchinetta del caffè aspettava, con eccitazione.
Una Bialetti rossa.
Appena appoggiata sul fuoco emise un piccolo fremito, contenta.
La televisione cantava canzoni nuove, psichedeliche, davanti agli occhi ancora addormentati del sofà, che sembrava non voler ascoltare.
Il caffè, salendo, emise il primo suono della giornata.
Un gemito.
Un lungo sospiro.
Poi l’aroma.
Sulle pareti.
Sulla moquette.
Su per le scale.
Attaccato alle balaustre.
Seduta nella classica posizione di chi medita, la statua del Buddha osservava la stanza con un sorriso appena accennato.
A fargli compagnia c’era una paffuta statua di Hotei, con la pancia abbondante d’orgoglio.
Lì il sorriso era già risata.
Grassa, in tutti i sensi.
Erano appena passate le 4.30 di una mattina molto normale.
Tra poco le finestre avrebbero aperto gli occhi.