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Altrove

Sono le 4.57 del mattino.

Il ciclista esce di casa.

Lo fa da anni.

Sole, vento, pioggia, freddo o neve.

Non ricorda più quando abbia cominciato.

Ricorda soltanto che un giorno è salito in sella prima dell’alba e che, da allora, non ha quasi mai smesso.

Il paese dorme ancora.

Le finestre sono buie.

Le strade vuote.

Solo il rumore delle ruote sull’asfalto accompagna i primi minuti della giornata.

Pedala senza fretta.

Conosce ogni curva, ogni albero, ogni buca.

Potrebbe percorrere quella strada a occhi chiusi.

Forse è proprio per questo che si accorge subito del cartello.

Non c’era il giorno prima.

È piantato sul ciglio della strada, poco dopo il ponte.

Bianco, semplice, scritto a mano.

Una sola freccia.

E una sola parola.

“Altrove.”

Il ciclista rallenta.

Si ferma.

Guarda la strada che percorre ogni mattina.

Guarda il sentiero indicato dalla freccia.

Non l’ha mai visto prima.

Eppure ha la strana sensazione che sia sempre stato lì.

Forse il sentiero era nuovo.

Forse il cartello era apparso durante la notte.

Oppure forse Altrove era sempre stato lì.